Buongiorno a tutti gli appassionati di motori e di avventure on the road! Se state cercando una storia di motociclismo autentico, di amicizia, di sfide personali e di panorami che tolgono il fiato, siete nel posto giusto. Quella che sto per raccontarvi non è solo l’ennesima uscita domenicale in moto, ma una vera e propria immersione nell’autunno campano, con tutto il suo carico di umidità, colori spettacolari e curve da affrontare. La destinazione era una sola: il leggendario Monte Faito, in compagnia del gruppo inossidabile dei Partenopei su Due Ruote.
Ammetto, la sveglia stamattina mi ha tradito. Mi sono svegliato decisamente “intagliato” , ho fatto tardissimo perché la notte precedente, ahimè, non ho dormito. Eppure, nonostante la stanchezza fosse palpabile, l’idea di mettere le ruote sull’asfalto per un’uscita con il gruppo verso il Faito mi ha dato la carica necessaria per saltare in sella e raggiungerli. Non c’è nulla che possa competere con la sensazione di unire la passione per la moto con la compagnia di amici che condividono la stessa pazzia per le due ruote.
La Sfida del Rodaggio: Tra Disciplina e Desiderio di Spingere
Questa uscita era particolarmente sentita, non solo per il ritrovo con il gruppo, ma anche per una questione meccanica cruciale: la mia moto è ancora in rodaggio, e sono a buon punto. Esattamente, il contachilometri segnava la bellezza di 847 km. Chiunque abbia comprato una moto nuova sa cosa significa: è un periodo di disciplina ferrea, dove la pazienza è la tua migliore alleata. Come vi avevo già anticipato nel video di presentazione della moto, io prendo il rodaggio in maniera estremamente sistematica. Questo vuol dire che non posso permettermi di “spingere più di tanto” e, soprattutto, devo evitare di mantenere i regimi alti per un periodo di tempo prolungato.
Il mio limite invalicabile, dettato dalle specifiche del rodaggio, è quello di superare spesso i 5300 giri. Per chi non è avvezzo ai tecnicismi, questo si traduce, per la mia moto, in una velocità massima di crociera che arriva, se tirata proprio per il collo, a 130 km/h. Certo, quando si è tra le curve, si vorrebbe sempre dare quel guizzo in più, ma la cura del motore viene prima di tutto. Ed è una sfida che accetto volentieri, anche perché il traguardo è vicinissimo. Tra l’altro, questo fine settimana è stato un vero e proprio “macinatore” di chilometri: ieri ho percorso 400 km, e con i 200 km previsti per oggi, la prossima settimana potrò finalmente andare a fare il primo tagliando.
Link Sponsorizzato
La Strada per Moria: Galleria e Panorami Iniziali
Dopo essermi finalmente riunito al gruppo, ci siamo diretti verso la salita. Eravamo un bel po’ di gente, direi una quindicina di moto. L’aria era già umida a terra, il che non è mai una bella notizia per le gomme, e si sente che l’inverno sta arrivando. Però, la Campania ha le sue regole climatiche: la mattina è freddo, ma di giorno fa ancora caldissimo, e questa altalena di temperature rende l’abbigliamento un vero rompicapo.
La prima, grande, inevitabile tappa del nostro percorso è stata la galleria che da Castellammare – in realtà da Pozzano – porta direttamente a Seiano. Ragazzi, quella galleria è una rottura di scatole! È lunga un bel po’ di chilometri , e ogni volta che ci entro, mi sembra di varcare l’entrata di Moria! Sono quasi 5 km di oscurità, e per noi motociclisti è sempre meglio la panoramica che si trova dall’altro lato, molto più carina e appagante da fare. Però, il tragitto è questo. E parlando di tragitti, devo ammettere che abbiamo anche sbagliato strada a un certo punto, ma fa parte del gioco in un’uscita di gruppo!
Il Confronto tra le Salite: Faito da Vico Equense o l’Alternativa?
Man mano che salivamo, i panorami cominciavano ad aprirsi. Ad un certo punto, la vista ci ha regalato uno scorcio magnifico. Che panorama, ragazzi, che panorama! Ho potuto ammirare il Vesuvio, anche se oggi era un po’ “timido” dietro una velatura.
Proprio in quel momento, la riflessione sulla strada è stata inevitabile. Questa specifica strada del Faito non è la mia preferita, lo dico sinceramente. Solitamente, preferisco l’altra, quella che sale da Vico Equense. L’altra è un po’ più larga e, sebbene anche quella non sia esente da difetti (è dissestata e stretta in alcuni punti), mi risulta più appagante da affrontare. La strada che stavamo percorrendo, invece, per me non mi attira. Ma l’importante, alla fine, è divertirsi un pochino, e con il gruppo il divertimento è assicurato, anche in rodaggio.
Mentre affrontavamo le curve, la mia testa è andata all’uscita solitaria di ieri a Marina di Camerota. Quello è stato il mio vero “run run run”, un momento in cui, a telecamere spente, mi sono potuto dare alla pazza gioia, macinando chilometri in libertà. Soffrire un po’ in gruppo oggi, con l’andatura più moderata e controllata, lo ammetto, è una conseguenza inevitabile, ma la compagnia è insostituibile.
Link Sponsorizzato
Kit detergente lubrificante per catena Motul C4 400 ml + C1 400 ml + spazzola per la pulizia della catena
Prezzo di listino :
In offerta a: 16.8 €
Guarda su AmazonNebbia, Foliage e il Segno del Destino
L’ultima parte dell’ascesa è stata un’esperienza quasi mistica. Dopo una sosta forzata (per capire se fosse successo qualcosa), e dopo essermi ritrovato da solo per un attimo – per l’ennesima volta sono finito nel mezzo di un gruppo di Harleysti – ho pensato che questa cosa stia capitando troppo spesso. Sarà un segno che devo prendere un’Harley, ragazzi?
L’arrivo in cima è stato segnato da uno spettacolo visivo incredibile: il foliage. Il Monte Faito era tinto di colori autunnali stupendi. Purtroppo, la giornata non era delle migliori; se ci fossero stati i raggi del sole, questo posto avrebbe meritato tantissimo. Invece, siamo stati accolti da una nebbia assurda che ci ha avvolto completamente. È stato un finale di giro, come si suol dire, “breve ma intenso”.
Mi sono sganciato dal gruppo dei Partenopei su Due Ruote, che ringrazio ancora per la compagnia e il giro, per un motivo ben preciso: mi mancano ancora 120 km per completare il rodaggio. Quindi, l’avventura non era finita. Mi aspettava un giretto in solitaria per chiudere il cerchio in vista del tagliando.
Il freddo era esagerato, il faccione si stava gelando, e la nebbia imperversava. Quando si guida in queste condizioni, ci sono due scelte: o tieni il casco aperto e piangi come un bambino di due anni dal freddo, o tieni la visiera chiusa e combatti l’appannamento causato dal respiro. Tra muschio, foglie e l’umidità, le condizioni non erano le più facili, ma il foliage, la luce che filtrava (o provava a filtrare) attraverso le foglie, era uno spettacolo da non perdere.
Se il video ti è piaciuto e l’articolo ti è stato utile, non dimenticare di iscriverti al canale, lasciare un like, commentare con le tue esperienze e attivare la campanellina per essere sempre aggiornato sui nuovi video.




