Google Maps non è il miglior software per pianificare i tuoi lunghi viaggi in moto. Punto. So che leggerlo così, nero su bianco, potrebbe suonare quasi come un tradimento, specialmente se sei uno di quei motociclisti che, come me, ha passato ore a trascinare linee blu su uno schermo sperando di aver creato l’itinerario perfetto per il weekend. Eppure, nonostante le sue pecche tecniche e quel vizio assurdo di cambiarti strada all’ultimo secondo, continuiamo a usarlo. Il motivo? È semplice, immediato e, soprattutto, è gratis.

In questo articolo voglio portarti con me dietro le quinte della pianificazione, mostrandoti come trasformare uno strumento pensato per chi va a fare la spesa in un potente alleato per le tue scorribande su due ruote. Ti svelerò le tre grandi pecche che fanno impazzire noi motociclisti e, cosa più importante, come bypassarle per garantirti un viaggio che sia accurato al 99%. Mettiti comodo, perché alla fine troverai anche un paio di consigli bonus per alzare l’asticella della tua efficienza e goderti la strada senza stress.

Il miraggio della sincronizzazione: perché il tuo smartphone ti “tradisce”

Partiamo da un presupposto fondamentale: se pensi di pianificare un viaggio di centinaia di chilometri usando solo lo smartphone, probabilmente sei un folle, o almeno molto coraggioso. La stragrande maggioranza di noi preferisce la comodità della versione web di Google Maps, con lo schermo grande, il mouse e la possibilità di vedere ogni singolo dettaglio della morfologia del territorio. Ed è proprio qui che nasce il primo, gigantesco problema. Hai presente quando passi un’ora a disegnare il percorso perfetto, passando per quel valico specifico che sogni da mesi, e poi, una volta inviato il link al cellulare, il tragitto sballa completamente?

Prendiamo un esempio pratico che conosco bene: un viaggio da Napoli verso Campo Imperatore. Se imposto la navigazione disattivando autostrade e pedaggi, Google mi propone due alternative standard, magari passando per Cassino o per Castel di Sangro. Ma io sono un motociclista, e io voglio fare il Valico del Macerone. Allora cosa faccio? Prendo il tracciato con il mouse sulla versione web e lo sposto fisicamente verso il Macerone. A schermo sembra tutto perfetto, ma quando invio quel link allo smartphone e premo “avvia”, Google Maps spesso decide che quella deviazione non gli piace più e mi riporta sulla strada più veloce o più breve secondo i suoi algoritmi, ignorando completamente i miei desideri.

La soluzione a questo mal di testa è “costringere” il sistema a darci ascolto. Non limitarti a trascinare la linea blu, perché Google Maps non segue i tracciati, segue delle indicazioni logiche. Il segreto è utilizzare la funzione “Aggiungi destinazione” e inserire dei punti intermedi reali. Invece di spostare il percorso a caso, vai a cercare un punto specifico su quel valico o in quel paesino che vuoi attraversare e impostalo come tappa forzata. In questo modo, il navigatore sarà “blindato” e non potrà ricalcolare il percorso ignorando il tuo punto di passaggio. Ricorda: meno libertà lasci all’algoritmo, più preciso sarà il tuo viaggio.

La trappola del centro città e il trucco delle coordinate

Il secondo grande ostacolo riguarda la gestione delle tappe. Quante volte ti è capitato di impostare un paesino come punto di passaggio e ritrovarti a girare come una trottola tra i vicoli del centro storico perché Google Maps ha deciso che la “destinazione” è esattamente davanti al campanile della chiesa principale? Quando arrivi in quel punto, il navigatore interrompe la navigazione, ti dice che sei arrivato e ti chiede se vuoi proseguire per la tappa successiva. Questo non solo è fastidioso, ma può diventare pericoloso se devi armeggiare con lo smartphone mentre sei in movimento per riprendere il giro.

Per evitare di finire imbottigliato nel traffico di una frazione sperduta mentre cercavi solo una bella curva, devi cambiare approccio. Non inserire i nomi delle città come tappe intermedie. Invece, usa il cursore per selezionare un punto preciso direttamente sulla strada che vuoi percorrere, magari appena fuori dal centro abitato o in prossimità di una piazzola di sosta. Clicca sulla mappa, seleziona le coordinate geografiche e aggiungi quel punto come tappa.

In questo modo, creerai una continuità di percorso fluida. Il sistema ti riconoscerà il passaggio in quel punto mentre sei ancora in velocità e passerà automaticamente alla tappa successiva senza interrompere la musica o le indicazioni vocali. Se proprio hai bisogno di fermarti, scegli un punto dove ci sia uno spiazzo sicuro, così potrai dare un’occhiata veloce allo smartphone in totale sicurezza prima di ripartire per il segmento successivo del tuo itinerario.

Abbattere il limite dei 10 punti: il tuo “roadbook” digitale

Siamo arrivati alla sfida finale: il limite invalicabile dei 10 waypoint di Google Maps. Per un viaggio a lungo raggio, magari di più giorni o di 500 km in una sola tirata tra le montagne, 10 punti sono ridicolmente pochi se vuoi davvero “disegnare” la strada curva dopo curva. Molti motociclisti si arrendono qui, passando a software costosi o complessi, ma c’è un modo per restare fedeli a Maps senza impazzire.

Il trucco sta nel frammentare il viaggio. Invece di cercare di infilare tutto il tour dell’Italia Centrale in un unico link, dividi il percorso in segmenti logici, quasi come se stessi creando le pagine di un vecchio roadbook cartaceo. Puoi organizzare questi segmenti all’interno di una nota sul cellulare, in una mail inviata a te stesso o in un documento condiviso.

Facciamo un esempio concreto basato sul mio itinerario ideale. La “Tappa 1” potrebbe essere Napoli – Valico del Macerone; crei il link ottimizzato con i punti intermedi come abbiamo visto prima e lo incolli nel tuo documento. La “Tappa 2” partirà dal Macerone per arrivare a Campo Imperatore, e così via. Se il viaggio dura più giorni, puoi suddividere ulteriormente: Giorno 1, Segmento A, B e C.

Quando sei in sella e arrivi alla fine di un segmento, ti basterà accostare un momento, aprire la tua nota e cliccare sul link successivo. In pochi secondi, Google Maps caricherà il nuovo itinerario “blindato” e sarai pronto a ripartire. È un sistema un po’ più macchinoso rispetto a un navigatore dedicato, ma ti permette di avere un controllo totale e una precisione assoluta senza spendere un centesimo.

Bonus: l’occhio del motociclista e l’arte di lasciarsi andare

Pianificare è importante, ma non deve diventare un’ossessione che ti toglie il piacere di guidare. Il mio primo consiglio bonus è quello di non fidarti mai ciecamente dell’anteprima di Google Maps. Prima di partire, “studia” le strade che hai scelto. Zoomma sui tratti più tortuosi, guarda se l’asfalto sembra in buone condizioni dalle immagini satellitari e assicurati che quella strada secondaria bellissima non sia in realtà una mulattiera chiusa al traffico. Maps segue le indicazioni, non la bellezza del panorama; sta a te assicurarerti che il percorso sia effettivamente “godurioso” per una moto.

Infine, il consiglio più importante: lasciati trasportare. La tecnologia è uno strumento per servirci, non un padrone da seguire a ogni costo. Se durante il viaggio vedi un cartello che indica un borgo interessante o una deviazione che sembra promettere pieghe leggendarie, prendila. Esci dal tracciato, perditi per mezz’ora, esplora. Probabilmente scoprire la strada che non avevi pianificato sarà la cosa più bella di tutto il viaggio. Google Maps è eccezionale per riportarti sulla retta via quando deciderai che è ora di tornare verso casa, quindi usalo con intelligenza, ma non dimenticare mai che il vero viaggio accade fuori dallo schermo.

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Voonexio

Appassionato di moto, di viaggi e di video editing, ho deciso quindi di iniziare ad unire insieme queste miei passioni e registrare i miei giri in moto, iniziando a pubblicare su YouTube come motovlogger.

Ho conseguito la patente A3 in tarda età e prima della patente non avevo mai guidato neanche uno scooter, ma la passione è passione e quindi...

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