Allora ragazzi, finalmente ci siamo. Oggi diamo il via a qualcosa che sognavo di fare da un po’ di tempo sul canale e qui sul blog: un format nuovo di zecca, fresco, senza troppi giri di parole ma con tanta sostanza. L’ho chiamato Piega e Spiega, e l’idea è semplicissima ma, spero, super efficace per tutti noi che viviamo a pane e benzina. Voglio portare sul canale e tra queste righe le storie vere, quelle di biker e Lady Biker che hanno voglia di mettersi a nudo e condividere la propria esperienza, tra successi, errori madornali e quella passione viscerale che ci accomuna.
Per rompere il ghiaccio in questa prima puntata, ho deciso di fare io da “cavia”. Sì, mi sono messo sotto i riflettori per raccontarvi chi sono quando tolgo il casco, quali sono state le mie tappe fondamentali e, soprattutto, quante cavolate ho combinato da quando ho deciso che la moto sarebbe stata la mia compagna di vita. Questo è un posto dove ci scambiamo consigli e condividiamo la realtà della strada. Quindi, se non l’avete ancora fatto, iscrivetevi al canale e seguitemi in questo viaggio, perché per me il vostro supporto è tutto, e a voi non costa nulla se non un click. Ma ora bando alle ciance, abbassiamo la visiera e iniziamo questo racconto a cuore aperto.
Chi è Fulvio e come tutto è iniziato
Se dovessi presentarmi a un gruppo di motociclisti fermi al passo, direi semplicemente: piacere, Fulvio. Ma se bazzicate un po’ nel mio giro, sapete che di soprannomi ne ho collezionati diversi, da Fluvio a Buon Actio… insomma, se mi chiamate in uno di questi modi mi giro quasi sicuramente. La mia storia su due ruote non è nata in pista o con i motorini truccati a quattordici anni, ma è iniziata con una scelta ben precisa e un po’ ragionata: la mia prima vera moto è stata una Yamaha MT-07 del 2019.
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Perché proprio lei? La verità è che mi sono innamorato della sua agilità durante le ore di scuola guida. C’è chi dice che sia la “moto dei neofiti”, ma per me è stata la porta d’accesso a un mondo di sensazioni che non pensavo potessero esistere. Ricordo ancora la prima volta che mi ha fatto dire “Wow”. Avevo appena preso la moto, l’avevo accesa ed ero in giro da solo con il mio bel foglio rosa in tasca. Quella sensazione di indipendenza, mista a un pizzico di timore e a un’adrenalina pazzesca, è qualcosa che non si dimentica. È stato il momento esatto in cui ho capito cosa significa veramente la libertà: il vento che ti colpisce, le vibrazioni del motore sotto la sella e tutte quelle emozioni che solo la strada, con i suoi profumi e i suoi imprevisti, ti può regalare.
L’evoluzione: Dalla MT alla Tracer 9 2025
Con il tempo le esigenze cambiano e la voglia di macinare chilometri in modo diverso si fa sentire. Oggi nel mio garage c’è lei: la Yamaha Tracer 9 2025. È una moto incredibile, ma come ogni grande amore, ha i suoi lati chiari e quelli oscuri. Se mi chiedete cosa amo di più, la risposta è immediata: il motore. Ha un’erogazione che ti stampa il sorriso sotto il casco ogni volta che apri il gas. Se invece devo essere onesto su cosa odio (o meglio, cosa non mi convince affatto), devo puntare il dito sui freni. Attualmente non sono all’altezza di tutto il resto del pacchetto, ma avremo modo di approfondire questo aspetto nel video di recensione dedicato che sto preparando.
Parlando di modifiche, sapete che non riesco a tenere una moto completamente originale. Sulla Tracer c’è un accessorio che ho pagato caro ma che rifarei altre mille volte: lo scarico Akrapovic. Molti pensano che sia solo una questione di fare rumore per farsi notare, ma non è così. Nonostante il sound non sia eccessivo o fastidioso, è estremamente coinvolgente e cambia completamente l’esperienza di guida, rendendola più profonda e appagante. Di contro, ho imparato a mie spese che non tutte le modifiche sono buone idee. Sulla mia precedente Tracer 9 avevo fatto delle grafiche personalizzate… un disastro. Sono diventate una sorta di schiavitù per la manutenzione e la pulizia, una scelta che oggi, col senno di poi, non rifarei assolutamente.
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Le stupidaggini che ti insegnano a vivere (in moto)
Veniamo alla parte divertente, o almeno quella che fa ridere voi e ha fatto sudare freddo me. Ne ho fatte tante di cavolate in moto, ma una mi è rimasta particolarmente impressa. Mi sono infilato in una stradina sperduta, di quelle che sembrano invitanti ma che si rivelano trappole di fango e fondo sdrucciolevole. Mi sono ritrovato in un punto dove non riuscivo più a girare la moto, il terreno non dava grip e la situazione stava diventando imbarazzante. Ho dovuto ingoiare l’orgoglio e chiedere aiuto per uscirne.
E parlando di figure pessime, come dimenticare quella davanti a un intero gruppo di biker fermi al bar? Immaginate la scena: cerco di ripartire con fare deciso, premo il tasto dell’accensione e… nulla. La moto non parte. Controllo tutto, inizio a preoccuparmi, mentre gli sguardi degli altri sono tutti su di me. Il motivo? Avevo lasciato giù il cavalletto. Una banalità che però, in quel contesto, mi ha fatto sentire un principiante assoluto. Ma fa parte del gioco, no? Se non altro, non ho mai buttato la moto per terra da fermo, e mentre lo scrivo sto facendo tutti i gesti scaramantici possibili.
Viaggi, pioggia e filosofia da biker
Il viaggio più bello e quello più disastroso della mia vita coincidono stranamente con lo stesso luogo: la Toscana. Disastroso perché ho preso così tanta acqua da arrivare in albergo completamente fradicio, senza aver previsto un simile diluvio. Però, nonostante il meteo avverso, rimane il viaggio più bello perché le strade toscane sono spettacolari e i panorami ti riempiono gli occhi in un modo unico. Da quella volta, l’antipioggia è l’unica cosa che non manca mai nel mio equipaggiamento, ovunque io vada.
Nella guida mi definisco un “pennellatore” o un “frenatore” a seconda della strada che ho davanti, ma di sicuro preferisco i passi di montagna alle strade dritte e noiose. Il mototurismo vero è quello che mi fa battere il cuore, molto più dei giri corti della domenica. E se parliamo di sogni, il mio budget illimitato mi porterebbe dritto verso una Yamaha R1, ma non per la pista, proprio per godermela in strada. Se invece parliamo di sfizi puri, vorrei provare almeno una volta la Ducati Panigale V4 S, giusto per capire cosa si prova a gestire tutta quella potenza.
Chiudo questo racconto con un consiglio tecnico: non risparmiate mai sulla sicurezza. Il mio casco Shark mi ha letteralmente salvato la faccia durante una caduta, ed è per questo che continuo a scegliere questo brand. E per le gomme, se cercate grip sul bagnato che sembri asciutto, le Pirelli Angel GT II sono imbattibili per la mia esperienza.
Spero che questa chiacchierata vi sia piaciuta e vi abbia aiutato a conoscermi meglio. La moto per me è libertà ed emozione, e se un giorno dovessi smettere, sono proprio queste le cose che mi mancherebbero di più. Se avete domande o se anche voi volete essere intervistati e raccontare la vostra storia in questo format, scrivetelo nei commenti! Non importa dove abitate, ci organizziamo anche via webcam.
Vi piacerebbe se approfondissi meglio il costo di mantenimento della Tracer 9 in un prossimo articolo? Fatemelo sapere qui sotto!
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