Se state cercando un CarPlay per moto, probabilmente sapete già più o meno come funziona questa categoria di prodotti. Montate lo schermo sulla moto, collegate lo smartphone, aspettate qualche secondo e vi ritrovate davanti Apple CarPlay oppure Android Auto. Comodo, pratico, decisamente più sicuro rispetto a lasciare uno smartphone da mille euro appeso al manubrio mentre prende sole, vibrazioni, pioggia e tutto quello che la strada decide gentilmente di lanciargli contro.
Il problema è che, nella maggior parte dei casi, quei dispositivi rimangono sostanzialmente degli schermi. Senza telefono fanno più o meno la stessa cosa che faccio io alle sette del mattino prima del caffè: pochissimo.
Il Linkifun MT23 parte invece da un’idea differente. A prima vista sembra uno dei tanti display da moto che ormai troviamo ovunque, ma al suo interno c’è un vero sistema operativo Android 14, con processore octa-core, 4 GB di RAM, 64 GB di memoria interna, Google Play Store, GPS dedicato e possibilità di collegarsi autonomamente a Internet. In altre parole, non nasce soltanto come estensione dello smartphone. Può diventare un piccolo computer di bordo indipendente installato direttamente sulla moto.
Ed è proprio questa la caratteristica che mi ha incuriosito.
Di CarPlay da moto ormai ne ho provati diversi. Alcuni mi sono piaciuti parecchio, altri meno e qualcuno probabilmente avrebbe meritato di essere rimesso nella scatola ancora prima di finire l’unboxing. Per questo, quando Linkifun mi ha inviato l’MT23, sono stato molto chiaro: prodotto ricevuto dall’azienda, sì, ma recensione libera. Se una cosa mi piace la dico. Se qualcosa non mi convince, dico anche quello.
E infatti qualche difetto c’è.
Anzi, ce ne sono un paio che mi hanno fatto storcere parecchio il naso e che, secondo me, Linkifun dovrebbe assolutamente sistemare nelle prossime versioni.
Allo stesso tempo, però, dopo averlo utilizzato mi sono reso conto che il concetto alla base del Linkifun MT23 ha veramente senso, soprattutto per chi utilizza la moto per viaggiare. Avere Google Maps, Waze, Spotify o altre applicazioni installate direttamente sul navigatore, con un GPS indipendente e una propria connessione dati, cambia parecchio il modo in cui possiamo impostare tutta l’elettronica a bordo.
Il telefono può restare in tasca.
E quando dico in tasca, intendo proprio in tasca.
Non deve necessariamente calcolare la navigazione, non deve tenere acceso continuamente GPS, Bluetooth e Wi-Fi per alimentare Android Auto e, soprattutto, non deve diventare dopo tre ore di viaggio una piccola mattonella rovente con il 17% di batteria rimasta mentre voi siete ancora a 300 chilometri dall’albergo.
Quindi partiamo dall’inizio e vediamo cosa offre davvero questo Linkifun MT23, come si comporta su strada, quali sono i suoi punti forti e soprattutto quali sono quelle cose che, dopo averlo provato, cambierei senza pensarci due volte.
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Linkifun MT23: non chiamatelo semplicemente CarPlay per moto
La prima cosa da chiarire è proprio questa, perché secondo me è anche il motivo principale per cui qualcuno potrebbe scegliere l’MT23 rispetto a un normale CarPlay da moto.
Un dispositivo CarPlay tradizionale funziona essenzialmente da intermediario tra noi e lo smartphone. Sul telefono rimangono applicazioni, connessione Internet, GPS e buona parte dell’elaborazione. Lo schermo installato sulla moto visualizza un’interfaccia semplificata e ottimizzata per la guida.
Ed è un sistema che funziona.
Io stesso utilizzo molto volentieri Android Auto e non credo affatto che avere Android integrato trasformi improvvisamente tutti gli altri dispositivi in ferraglia tecnologica. Sarebbe una conclusione abbastanza ridicola. Se per il nostro utilizzo vogliamo semplicemente aprire Google Maps, Spotify e magari ricevere qualche telefonata, un buon CarPlay tradizionale fa perfettamente il suo lavoro e probabilmente costa anche meno.
Il Linkifun MT23 cerca però di andare oltre.
Qui abbiamo Android 14 installato direttamente sul dispositivo. Significa che, una volta configurato, possiamo accedere al Google Play Store esattamente come faremmo da uno smartphone o da un tablet. Possiamo installare Google Maps, Waze, Spotify e tutte le applicazioni compatibili che ci interessano. Possiamo utilizzare il browser. Possiamo collegarci a una rete Wi-Fi. Possiamo usare l’hotspot del telefono oppure una connessione dati dedicata e, soprattutto, possiamo utilizzare il GPS esterno del Linkifun senza dipendere dalla posizione rilevata dallo smartphone.
La differenza sembra sottile finché lo guardiamo sul tavolo.
Diventa molto meno sottile quando iniziamo a viaggiare.
Pensate a una giornata da 500 chilometri. Il telefono magari è dentro la giacca o nel bauletto, collegato all’interfono soltanto per le chiamate. Il Linkifun gestisce navigazione, posizione, mappe e musica. Arrivate a pranzo, vi fermate, prendete il telefono e la batteria non è stata massacrata da quattro ore di navigazione continua.
Oppure pensate a chi usa un telefono particolarmente costoso e non vuole assolutamente fissarlo al manubrio. Oppure ancora a chi parte per diversi giorni e vuole separare completamente la navigazione dal telefono principale, così da avere una sorta di sistema ridondante.
È questo, secondo me, il vero senso dell’MT23.
Non il fatto che abbia Android scritto sulla confezione.
Il punto è cosa permette di fare Android quando siamo sulla moto.

Perché mettere Android dentro un dispositivo tanto per poter scrivere “Android 14” nella scheda tecnica serve a poco. Qui invece il sistema operativo diventa realmente parte dell’esperienza.
Naturalmente questa maggiore complessità porta con sé anche alcuni compromessi. Un CarPlay tradizionale deve fare relativamente poche cose e può quindi permettersi un’interfaccia estremamente semplice. Un dispositivo Android deve gestire applicazioni, impostazioni, memoria, connessione, aggiornamenti e tutto quello che normalmente troviamo su un tablet.
E su una moto semplicità e immediatezza sono fondamentali.
Tenete a mente questo concetto perché tornerà più avanti, quando parleremo di quello che considero uno dei principali difetti del Linkifun MT23: le dimensioni di alcuni elementi dell’interfaccia.
Cosa troviamo nella confezione del Linkifun MT23
Quando ho aperto la confezione la prima sensazione è stata abbastanza semplice: qui dentro c’è parecchia roba.
Nel mio esemplare ho trovato naturalmente il Linkifun MT23, le due telecamere AHD 1080P da utilizzare anteriormente e posteriormente, il telecomando da installare sul manubrio, i sensori TPMS per monitorare la pressione delle gomme, il modulo GPS esterno, la cavetteria necessaria al collegamento dei vari componenti e una scheda microSD da 64 GB. Mi sono stati inoltre forniti sia il sistema di fissaggio magnetico sia quello fisso, così da poter valutare entrambe le soluzioni.
La dotazione può cambiare in funzione della configurazione acquistata, quindi controllate sempre quello che effettivamente viene indicato nella confezione scelta al momento dell’ordine, soprattutto per quanto riguarda supporto e numero di sensori TPMS.
Il primo elemento che salta agli occhi è naturalmente lo schermo da 6 pollici.
E qui parto subito con un’opinione molto personale: per me sei pollici rappresentano probabilmente il compromesso migliore per un dispositivo da moto.
Ho provato schermi più grandi e non dico che siano sbagliati. Su alcune maxienduro o grandi tourer un display da sette pollici si integra perfettamente e offre una superficie fantastica per la navigazione. Il problema arriva quando dobbiamo convivere quotidianamente con quel dispositivo.
Io voglio poterlo staccare.
Se mi fermo al ristorante, non voglio lasciare centinaia di euro di elettronica appesi sopra la moto con un cartello immaginario che dice “prendimi”.
Un sei pollici riesco ancora a infilarlo facilmente in un borsello da gamba o in uno zainetto. Non occupa uno spazio assurdo e, una volta montato, rimane sufficientemente grande da leggere una mappa senza dover avvicinare la faccia allo schermo come se stessi cercando di decifrare un geroglifico.
Naturalmente molto dipende anche dalla moto.
Se guidate una naked con pochissimo spazio davanti alla strumentazione, magari un sei pollici vi sembrerà enorme. Su una crossover o su una tourer, invece, le proporzioni cambiano completamente.
Come sempre non esiste una misura “giusta” in assoluto.
Esiste quella adatta alla vostra moto e all’utilizzo che ne fate.
Nel mio caso i sei pollici funzionano molto bene.
Hardware: Android 14, 4 GB di RAM e 64 GB di memoria
Dentro il Linkifun MT23 troviamo un processore octa-core accompagnato da 4 GB di RAM e 64 GB di memoria interna. Non sono numeri da smartphone top di gamma e nessuno credo si aspetti di montare una PlayStation 6 sopra il manubrio, ma per il tipo di applicazioni che utilizziamo in moto sono specifiche più che sensate.
Google Maps gira.
Il sistema risponde bene.
Il passaggio tra le schermate durante la mia prova è risultato abbastanza fluido.
Il touch, utilizzato senza guanti, mi ha dato fin dall’inizio una buona impressione.
Ed è questo ciò che mi interessa.
Non dobbiamo valutare questo dispositivo con gli stessi parametri con cui valuteremmo un telefono da 1.200 euro. Il suo compito è rimanere sulla moto, sopportare vibrazioni, prendere sole, eventualmente pioggia e continuare a mostrarci una mappa mentre magari stiamo attraversando una strada di montagna.
A livello software troviamo Android 14 e l’accesso al Google Play Store. Ed è qui che la faccenda diventa interessante.
Possiamo collegare il nostro account Google, entrare nel Play Store e installare direttamente le applicazioni che preferiamo. Google Maps è probabilmente la scelta più immediata, ma naturalmente non siamo obbligati a fermarci lì. Possiamo usare Waze, applicazioni dedicate alla navigazione motociclistica, app musicali, servizi meteorologici e tutto quello che può avere senso durante un viaggio.
Sottolineo “può avere senso”.
Perché tecnicamente potreste probabilmente riempire lo schermo di applicazioni e trasformarlo nel tablet Android più caotico della storia del motociclismo, ma non vedo sinceramente il vantaggio.
Su una moto meno tocchiamo lo schermo durante la marcia, meglio è.
Per me il valore del Play Store non è avere cento applicazioni.
È poter installare le quattro o cinque che utilizzo realmente e renderle indipendenti dal telefono.
Questa è una differenza importante.
Google Maps installato direttamente sul Linkifun significa che l’applicazione gira sull’MT23. Se il dispositivo dispone di connessione Internet e GPS, il telefono può essere completamente escluso dalla navigazione.
Spotify installato sul dispositivo significa che possiamo gestire la musica direttamente da lì.
Una app per il meteo può essere consultata durante una sosta senza andare a recuperare il telefono.
Sembra una piccola comodità.
Durante un viaggio lungo, l’insieme di queste piccole comodità inizia a diventare interessante.
Finalmente posso lasciare in pace il telefono
Questo è probabilmente il punto che mi è piaciuto di più.
Non ho nulla contro lo smartphone.
Il problema è che negli ultimi anni gli abbiamo chiesto di fare praticamente qualsiasi cosa.
Telefono, macchina fotografica, navigatore, lettore musicale, portafoglio, biglietto aereo, computer, videocamera, gestore dell’interfono, hotspot, strumento per prenotare l’albergo e probabilmente tra qualche anno anche dispositivo per controllare la pressione delle nostre gomme.
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Quando siamo in moto, poi, spesso gli chiediamo contemporaneamente di collegarsi al navigatore tramite Bluetooth e Wi-Fi, mantenere attivo il GPS, fornire traffico in tempo reale, comunicare con l’interfono e magari registrare qualche dato del viaggio.
La batteria, comprensibilmente, a un certo punto alza bandiera bianca.
Avere un navigatore moto con Android autonomo riduce parecchio questa dipendenza.
Il Linkifun MT23 integra un modulo GPS esterno e può utilizzare una propria connessione dati. Durante parte della prova io l’ho utilizzato semplicemente collegandolo all’hotspot del telefono. Già in questa configurazione il vantaggio è evidente perché il telefono fornisce soltanto Internet, mentre navigazione e GPS vengono gestiti dal Linkifun.
Ma la soluzione più interessante rimane utilizzare una SIM dati direttamente sul dispositivo.
Inserita la SIM, l’MT23 può collegarsi alla rete mobile autonomamente. A quel punto abbiamo effettivamente un piccolo tablet connesso montato sulla moto.
Nel dispositivo che ho provato era prevista anche la gestione di una configurazione eSIM. Come sempre, trattandosi di funzionalità che possono dipendere dalla versione hardware, dal mercato e dagli operatori, controllerei la compatibilità della specifica versione acquistata prima di scegliere una SIM esclusivamente per questo utilizzo.
Il concetto però rimane lo stesso.
Il telefono non è più obbligatorio.
Ed è strano rendersi conto di quanto questa cosa possa risultare liberatoria finché non la proviamo.
Partiamo, saliamo sulla moto e il telefono rimane dove si trova.
Non dobbiamo preoccuparci se Android Auto si è collegato.
Non dobbiamo controllare se il Wi-Fi dello smartphone è rimasto acceso.
Non dobbiamo vedere l’ennesima notifica che ci informa che il telefono si sta surriscaldando proprio quando siamo nel mezzo di una città che non conosciamo.
Accendiamo la moto, si avvia il Linkifun, apriamo la navigazione e andiamo.
Questo è esattamente il tipo di tecnologia che apprezzo: quella che, quando funziona, sparisce.
Non voglio trascorrere il viaggio a gestire dispositivi.
Voglio guidare.
Android integrato oppure Android Auto? Fortunatamente possiamo scegliere
Una delle cose intelligenti del Linkifun MT23 è che avere Android integrato non ci obbliga a utilizzarlo sempre in modalità autonoma.
Se preferite Android Auto oppure Apple CarPlay, potete continuare a utilizzarli.
Il dispositivo supporta entrambi i sistemi in modalità wireless e si comporta quindi anche come un normale CarPlay da moto.
Durante la prova ho collegato il mio smartphone tramite Android Auto e il funzionamento è stato quello che ci si aspetta da questa categoria di prodotto. Il telefono viene riconosciuto, l’interfaccia appare sul display e possiamo utilizzare le applicazioni compatibili.
Questa doppia natura secondo me è importante.
Perché magari durante il viaggio voglio usare Android nativo e la SIM del Linkifun, mentre per un tragitto veloce preferisco Android Auto perché ho già impostato la destinazione sul telefono.
Oppure potrei utilizzare Android autonomo durante una vacanza e CarPlay tutti i giorni andando al lavoro.
Non dobbiamo scegliere una filosofia e firmare con il sangue.
Possiamo utilizzare quello che ci conviene in quel momento.
Personalmente, però, dopo averlo provato tendo a preferire la modalità autonoma.
Se acquisto un dispositivo di questo tipo proprio perché possiede Android, GPS e connettività indipendenti, tanto vale sfruttarli. Altrimenti sto utilizzando forse la caratteristica meno interessante dell’MT23 e lo sto trasformando in un CarPlay tradizionale più complesso.
È un po’ come comprare una moto da viaggio con le valigie e poi utilizzarla esclusivamente per andare al bar a due chilometri da casa.
Si può fare.
Nessuno verrà ad arrestarvi.
Ma probabilmente non state sfruttando quello per cui l’avete scelta.
Il GPS del Linkifun MT23: qui mi ha convinto
Altro elemento fondamentale per un navigatore è ovviamente il GPS.
Possiamo avere il processore più veloce del pianeta e uno schermo visibile dalla Luna, ma se la posizione salta da una strada all’altra ogni trenta secondi abbiamo essenzialmente montato un costosissimo generatore di bestemmie sul manubrio.
Il Linkifun utilizza un’antenna GPS esterna dedicata e supporta anche il sistema satellitare BeiDou.
Durante il mio test ho utilizzato l’applicazione dedicata alla verifica del segnale GPS e, in una delle prove, il dispositivo stava sfruttando 22 satelliti sui 23 rilevati.
Numeri a parte, ciò che conta è il comportamento reale.
Su strada l’aggancio è stato rapido e soprattutto stabile. Non ho riscontrato perdite continue del segnale e questa, per un dispositivo che vuole funzionare senza smartphone, è una condizione obbligatoria.
Se il vantaggio dell’MT23 è poter lasciare il telefono in pace, il suo GPS deve essere affidabile.
Altrimenti dopo venti minuti torniamo a Google Maps sullo smartphone e abbiamo appena annullato metà del motivo per cui abbiamo comprato questo prodotto.
Durante il mio utilizzo questo non è successo.
La navigazione ha continuato a seguire correttamente la posizione e l’esperienza è risultata sostanzialmente quella di un dispositivo GPS indipendente.
Naturalmente la qualità della ricezione può dipendere anche dal punto in cui installiamo l’antenna. Non la infilerei in mezzo a una giungla di cavi e parti metalliche per poi lamentarmi perché impiega più tempo ad agganciare i satelliti.
Io l’ho posizionata sulla moto in modo da darle una buona ricezione e il risultato è stato convincente.
Il rovescio della medaglia arriverà quando parleremo dello sgancio del dispositivo, perché proprio l’antenna GPS introduce un ulteriore connettore da gestire.
E quel connettore è piccolino.
Molto piccolino.
Ma ci arriviamo.
Display da 6 pollici e 800 nit: sufficiente, ma qui avrei voluto qualcosa in più
Il Linkifun MT23 monta un display touchscreen da sei pollici con una luminosità dichiarata di 800 nit.
Quando ho letto la scheda tecnica, questa è stata una delle prime cose che mi ha lasciato perplesso.
Ottocento nit non sono pochi in senso assoluto, ma su una moto lo schermo deve affrontare una delle condizioni peggiori possibili: luce solare diretta, riflessi, casco, visiera e un pilota che deve riuscire a leggere tutto con una rapida occhiata.
Non possiamo metterci a fare ombra al display con la mano ogni volta che dobbiamo capire se la prossima uscita della rotonda è la seconda oppure la terza.
Quindi ero curioso di vedere come si sarebbe comportato all’aperto.
La risposta è: meglio di quanto temessi, ma potrebbe fare meglio.
Sotto il sole diretto il display rimane leggibile.
Dal vivo, tra l’altro, la leggibilità è migliore di quello che riesce a mostrare una telecamera durante una registrazione. Questo è un problema abbastanza comune quando si cerca di riprendere uno schermo luminoso all’aperto.
Non mi sono trovato nella situazione di non riuscire a leggere Google Maps.
Il dispositivo è quindi utilizzabile anche in pieno giorno.
Però continuo a pensare che uno schermo di questo livello avrebbe meritato qualcosa in più.
Il pannello è buono.
La risoluzione è più che sufficiente.
Colori e interfaccia sono piacevoli.
La luminosità diventa quasi il collo di bottiglia di un display che, per il resto, mi è piaciuto.
Con 1.000 o 1.200 nit avremmo avuto una riserva maggiore nelle condizioni peggiori e avrei avuto molto meno da criticare.
È un difetto grave?
No.
Se lo fosse, avrei semplicemente detto che sotto il sole non si vede e avremmo chiuso il discorso.
È piuttosto una di quelle caratteristiche che ti fanno pensare: “Peccato, con un piccolo passo in più sarebbe stato veramente ottimo”.
E su un prodotto che vuole posizionarsi sopra ai CarPlay più semplici, secondo me quel piccolo passo avrebbe avuto senso.
Il vero problema dello schermo non sono gli 800 nit: sono le icone
Gli 800 nit mi convincono soltanto parzialmente.
Le icone piccole, invece, sono la cosa che mi ha dato veramente fastidio.
E qui entriamo in un problema tipico di molti dispositivi nati partendo da Android: un’interfaccia progettata per essere utilizzata con un dito nudo non è automaticamente una buona interfaccia per una moto.
Quando siamo fermi sul divano possiamo premere un pulsante da cinque millimetri senza problemi.
Sulla moto indossiamo i guanti.
Magari guanti invernali.
Magari siamo fermi al semaforo, abbiamo pochi secondi e dobbiamo cambiare rapidamente qualcosa.
In quelle condizioni alcuni elementi dell’interfaccia del Linkifun MT23 sono semplicemente troppo piccoli.
L’ho notato sia utilizzando Android nativo sia in alcune schermate durante l’uso con Android Auto.
Con i guanti, centrare l’icona corretta non è sempre immediato.
E attenzione: non sto suggerendo di mettersi a scrivere un indirizzo mentre si guida.
Quello non va fatto indipendentemente da quanto siano grandi le icone.
Il problema emerge anche quando siamo correttamente fermi e vogliamo eseguire un’operazione rapida. A volte ci troviamo a premere due volte, avvicinare la mano, togliere il guanto e riprovare.
Su un dispositivo da moto non dovrebbe succedere.
L’interfaccia dovrebbe essere costruita intorno al concetto di glove friendly: pulsanti grandi, distanziati, leggibili, funzioni principali raggiungibili immediatamente.
Ho segnalato questa cosa direttamente a Linkifun perché è uno di quei problemi che, almeno in parte, potrebbero essere affrontati via software.
Non serve necessariamente progettare un nuovo dispositivo.
Servirebbe una modalità moto più aggressiva dal punto di vista dell’interfaccia.
Icone grandi.
Meno elementi contemporaneamente.
Tasti più distanziati.
Possibilmente una schermata principale personalizzabile con quattro o cinque pulsanti giganteschi: Navigazione, Musica, Telecamere, TPMS, CarPlay.
Fine.
Tutto il resto può stare in un menu secondario.
Perché quando sono in moto non ho bisogno di ammirare la completezza di Android 14.
Ho bisogno di aprire Maps.
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Touchscreen e utilizzo con i guanti
Tolto il problema relativo alle dimensioni dell’interfaccia, il touchscreen mi ha dato invece buone impressioni.
Senza guanti risponde rapidamente e non ho avuto quella sensazione da vecchio navigatore resistivo in cui bisognava praticamente convincere lo schermo con la forza.
Con i guanti la situazione dipende naturalmente molto dal tipo di guanto utilizzato. Oggi parecchi modelli da moto hanno inserti capacitivi sulle dita e, in quel caso, il Linkifun risponde.
Il limite rimane sempre lo stesso: non tanto il touch in sé, quanto la precisione richiesta da alcuni pulsanti.
Se devo premere una grande icona, funziona.
Se devo centrare un piccolo elemento, inizia il gioco del “vediamo quanti tentativi servono”.
Fortunatamente nella confezione troviamo anche un telecomando da manubrio, che può ridurre la necessità di interagire continuamente con lo schermo. È una soluzione che apprezzo perché qualsiasi comando riusciamo a spostare vicino alla mano e utilizzare senza allungarci verso il display è benvenuto.
Ma rimane comunque importante che l’interfaccia principale sia progettata correttamente.
Un telecomando deve aggiungere comodità.
Non deve diventare la soluzione a un’interfaccia troppo piccola.
Google Maps direttamente sul Linkifun MT23
Una delle prime prove che ho fatto è stata naturalmente aprire Google Maps direttamente sul dispositivo.
Inizialmente avevo collegato l’MT23 all’hotspot del telefono, quindi lo smartphone forniva semplicemente la connessione Internet. Posizione, applicazione e calcolo venivano invece gestiti dal Linkifun.
Ho impostato una destinazione e Maps ha calcolato normalmente il percorso.
Nella zona in cui stavo effettuando la prova la connessione dati non era particolarmente brillante — naturalmente avevo scelto il luogo ideale per recensire un prodotto connesso a Internet — ma il sistema ha comunque funzionato correttamente.
Ed è qui che inizi a capire la comodità.
Non c’è uno “specchio” di Google Maps proveniente dal telefono.
Quello è Google Maps installato sul Linkifun.
Possiamo gestire l’account, le destinazioni, le mappe e tutte le normali funzioni dell’applicazione.
Se installiamo mappe offline possiamo anche ridurre ulteriormente la dipendenza dalla connessione dati, soluzione particolarmente utile quando viaggiamo in zone dove la copertura non è garantita.
Questa possibilità diventa ancora più interessante per chi fa turismo internazionale.
Scarichiamo le mappe della zona prima di partire, abbiamo GPS indipendente e, anche se la connessione mobile decide di abbandonarci nel punto più sperduto possibile, la navigazione continua a funzionare.
Non è una funzione spettacolare da mostrare in trenta secondi su TikTok.
È una di quelle cose che apprezzi quando sei veramente in viaggio.
E generalmente sono proprio queste le caratteristiche che mi interessano di più.
Non solo Google Maps: il vantaggio del Play Store
Il Play Store apre naturalmente molte altre possibilità.
Waze è probabilmente la prima alternativa che viene in mente, soprattutto a chi apprezza informazioni sul traffico e segnalazioni della community. Possiamo poi installare applicazioni dedicate alla musica, piattaforme per la pianificazione dei percorsi, software per il meteo e servizi che utilizziamo normalmente sul telefono.
Personalmente eviterei di trasformare il Linkifun in un contenitore di applicazioni inutili.
Rimane un dispositivo da utilizzare sulla moto.
Meno distrazioni abbiamo, meglio è.
Ma per un motociclista che viaggia il vantaggio di poter scegliere il proprio ecosistema software è evidente.
Pensate anche semplicemente alle applicazioni di navigazione.
Non tutti pianificano allo stesso modo.
C’è chi usa Google Maps.
Chi preferisce Waze.
Chi prepara percorsi più complessi con software specifici.
Chi utilizza applicazioni che registrano il viaggio.
Con un CarPlay tradizionale siamo vincolati alle applicazioni supportate dall’ecosistema CarPlay o Android Auto.
Qui invece stiamo lavorando direttamente con Android.
Questo amplia parecchio le possibilità.
Naturalmente amplia anche la possibilità di combinare qualche casino.
Android rimane Android.
Installare applicazioni sconosciute, modificare impostazioni senza sapere cosa stiamo facendo oppure riempire la memoria fino all’ultimo megabyte non diventa improvvisamente una buona idea soltanto perché il dispositivo è montato sopra una Yamaha.
Io manterrei l’MT23 il più pulito possibile.
Le app che servono.
Stop.
Internet, Wi-Fi, 4G e SIM: quando il Linkifun diventa veramente autonomo
Per funzionare online senza smartphone il Linkifun MT23 può utilizzare una SIM dati.
Questa è probabilmente la configurazione più coerente con il concetto del dispositivo.
Una SIM dedicata non deve necessariamente avere chissà quanti gigabyte. Se la utilizziamo principalmente per navigazione, traffico, meteo e un po’ di streaming musicale, i consumi possono essere gestiti tranquillamente con un’offerta relativamente contenuta.
Naturalmente dipende da cosa facciamo.
Se durante ogni sosta decidiamo di guardare video in streaming in alta definizione, il discorso cambia.
Ma quello forse è un problema diverso.
Con una connessione dedicata, il Linkifun può aggiornare le mappe, ricevere informazioni sul traffico e accedere ai servizi online senza chiedere nulla al telefono.
Per me è proprio qui che passa da “CarPlay molto evoluto” a computer di bordo Android per moto.
Il termine può sembrare esagerato, ma concettualmente è ciò che fa.
Ha sistema operativo.
Ha memoria.
Ha applicazioni.
Ha GPS.
Ha connessione.
Ha Bluetooth.
Gestisce telecamere.
Controlla la pressione delle gomme.
Registra dati sulla microSD.
Se ancora lo chiamiamo semplicemente CarPlay, gli stiamo togliendo buona parte di quello che lo differenzia.
Le due telecamere 1080P: non sono lì soltanto per fare numero
Nella confezione troviamo due telecamere AHD 1080P con angolo di ripresa di circa 110 gradi, una destinata alla parte anteriore e una alla parte posteriore della moto.
Anche le telecamere hanno protezione contro acqua e agenti atmosferici, cosa abbastanza fondamentale considerando dove devono essere montate.
Non siamo davanti a un sistema che sostituirà una action cam per realizzare video cinematografici.
E non è quello il loro scopo.
Queste sono essenzialmente dash cam per moto.
Devono registrare quello che succede davanti e dietro al veicolo, fornendo immagini abbastanza nitide da poter ricostruire una situazione in caso di necessità.
Durante la mia prova la qualità mi è sembrata buona per questo utilizzo e, elemento ancora più importante, si riuscivano a distinguere correttamente anche le targhe dei veicoli in condizioni favorevoli.
Questo è il parametro che considero più importante.
Posso avere colori meravigliosi e un cielo perfettamente esposto, ma se in caso di incidente la targa davanti a me diventa un rettangolo bianco composto da dodici pixel, quella telecamera ha perso buona parte della sua utilità.
Le immagini possono essere visualizzate direttamente dal display del Linkifun e la registrazione viene salvata sulla scheda di memoria.
Avere entrambe le direzioni coperte è interessante perché sulla moto ciò che succede dietro di noi può essere importante quanto quello che avviene davanti.
Pensiamo a un tamponamento.
Oppure a un veicolo che ci segue troppo da vicino.
Oppure semplicemente alla necessità di ricostruire la dinamica di un evento.
Non comprerei l’MT23 esclusivamente per le telecamere, ma considero la loro presenza un valore aggiunto concreto.
Monitoraggio del parcheggio: utile, ma attenzione alla batteria
Il sistema dispone anche di una funzione di monitoraggio del parcheggio.
Il principio è semplice: se la moto subisce un urto mentre è ferma, il dispositivo può attivarsi e registrare per un breve periodo ciò che avviene davanti e dietro.
Immaginate la classica scena.
Lasciate la moto perfettamente parcheggiata.
Tornate mezz’ora dopo.
Specchietto piegato.
Carena segnata.
Nessuno naturalmente ha visto niente.
Il santo patrono dei parcheggi motociclistici ha deciso che anche quel giorno dovrete cavarvela da soli.
Avere una registrazione potrebbe permettere di capire cosa sia successo o magari identificare il veicolo coinvolto.
Quindi sì, sulla carta è una funzione molto interessante.
Personalmente, però, non la utilizzo normalmente.
Il motivo è semplice: per monitorare la moto quando è spenta il sistema deve continuare ad avere alimentazione.
E se una cosa consuma energia a moto spenta, quell’energia deve arrivare da qualche parte.
Preferisco evitare qualsiasi rischio inutile sulla batteria, soprattutto se la moto rimane ferma per periodi lunghi.
Questo non significa che la funzione sia sbagliata.
Significa semplicemente che per il mio utilizzo il compromesso non mi interessa.
Chi parcheggia ogni giorno in strada potrebbe pensarla in maniera completamente diversa.
Ed è esattamente il motivo per cui non amo le recensioni costruite soltanto intorno a “funzione presente = punto positivo”.
Una funzione è positiva se vi serve.
Altrimenti rimane una riga sulla scheda tecnica.
TPMS: pressione e temperatura delle gomme direttamente sul display
Il Linkifun MT23 integra anche la gestione dei sensori TPMS, quindi possiamo controllare direttamente dal display pressione e temperatura degli pneumatici.
Nel mio caso la configurazione prevede due sensori, naturalmente più che sufficienti per una moto tradizionale.
Il sistema permette di visualizzare la pressione sia in bar sia in PSI e la temperatura in Celsius oppure Fahrenheit.
Non è certamente la caratteristica che da sola mi farebbe comprare il prodotto, ma è comoda.
Soprattutto per chi possiede una moto che non integra già un TPMS di serie.
La pressione delle gomme è uno di quei parametri che tutti sappiamo dovremmo controllare regolarmente e che, misteriosamente, diventano molto più facili da ignorare quando per farlo dobbiamo tirare fuori il manometro.
Se invece ogni volta che accendiamo la moto abbiamo il dato davanti agli occhi, diventa più difficile dimenticarsene.
Naturalmente un sensore TPMS non sostituisce completamente un controllo manuale periodico con uno strumento affidabile, ma rappresenta un ottimo sistema di monitoraggio.
Se una gomma inizia a perdere pressione durante un viaggio, poterlo vedere rapidamente può fare una grande differenza.
Protezione IP67: perché su una moto è obbligatoria, non un optional
Sia l’unità principale sia le telecamere sono progettate per resistere all’utilizzo esterno e il Linkifun MT23 dichiara protezione IP67.
Non considero più questa caratteristica un extra.
Un dispositivo da moto deve poter prendere acqua.
Punto.
Non possiamo controllare le previsioni meteo con precisione assoluta e soprattutto, durante un viaggio di più giorni, prima o poi la pioggia la troviamo.
Non ha senso spendere centinaia di euro per un navigatore e poi doverlo infilare nello zaino appena vediamo due gocce sul parabrezza.
La protezione IP67 significa che possiamo affrontare normalmente la pioggia senza trasformare ogni nuvola in un’emergenza tecnologica.
Naturalmente resistenza all’acqua non significa che io prenderei il Linkifun, lo lancerei in piscina e poi mi metterei a cronometrare quanto resiste.
Non è quello l’utilizzo previsto.
Ma sulla moto deve sopportare gli agenti atmosferici.
E questo è ciò che conta.
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Il supporto magnetico: idea ottima, esecuzione che mi lascia qualche dubbio
Arriviamo a uno degli aspetti che mi ha fatto discutere di più con questo prodotto.
Io ho scelto di utilizzare il supporto magnetico a sgancio rapido.
L’idea mi piace moltissimo.
Arrivo a destinazione, stacco il dispositivo, lo metto nel borsello da gamba e me lo porto dietro.
Perfetto.
Almeno in teoria.
Perché il Linkifun non è semplicemente appoggiato a una base che contiene tutti i collegamenti elettrici.
Dietro al dispositivo arrivano i connettori per alimentazione, telecamere, GPS e gli altri componenti.
Quindi lo schermo si stacca velocemente dal supporto, sì, ma per portarlo realmente via dobbiamo scollegare anche i cavi.
Ed è qui che secondo me manca il vero salto di qualità.
Avrei voluto una dock.
Una base fissa sulla moto con tutti i cavi collegati permanentemente.
Aggancio il Linkifun alla dock.
I contatti elettrici si connettono automaticamente.
Quando devo portarlo via, premo un pulsante, sfilo il dispositivo e basta.
Quello sarebbe uno sgancio rapido.
Nella configurazione attuale il supporto è rapido, ma il sistema completo lo è molto meno.
E la cosa che mi preoccupa maggiormente non è neppure il tempo necessario.
Sono i connettori.
Alcuni pin sono piccoli.
Molto piccoli.
Se ogni volta che vi fermate scollegate e ricollegate tutto, prima o poi capita la situazione classica: gli amici hanno già acceso le moto, qualcuno sta facendo segno di partire, voi state infilando il connettore in fretta e naturalmente è proprio in quel momento che qualcosa decide di non entrare correttamente.
Un pin piegato può trasformare una comodità in un problema.
Il collegamento GPS, in particolare, richiede un minimo di attenzione.
Non sto dicendo che il connettore si rompa guardandolo.
Sto dicendo che un dispositivo pensato per essere rimosso frequentemente dovrebbe ridurre il numero di connessioni manuali al minimo possibile.
Questa è probabilmente una delle modifiche hardware che chiederei con più convinzione a Linkifun per una futura versione.
Dock unica.
Contatti integrati.
Nessun cavo da scollegare.
A quel punto il supporto magnetico diventerebbe davvero fantastico.
Ma allora conviene scegliere il supporto fisso?
Dipende.
Ed eccoci di nuovo alla risposta meno spettacolare ma più corretta.
Se tenete sempre il dispositivo sulla moto e parcheggiate principalmente in garage o in luoghi dove non avete necessità di rimuoverlo, il supporto fisso elimina buona parte della questione.
Montate tutto.
Sistemate bene i cavi.
Fine.
Se invece, come me, volete portare il dispositivo via ogni volta che vi fermate, il magnetico rimane comunque la scelta più sensata, ma bisogna convivere con la gestione dei connettori.
Io continuo a preferirlo.
Semplicemente vorrei che fosse progettato meglio.
E questa distinzione è importante.
Un difetto non significa automaticamente che la funzione sia inutile.
Il supporto magnetico è comodo.
Potrebbe però essere molto più comodo.
Bluetooth 5.0: il limite del singolo canale
Altro punto che non mi è piaciuto particolarmente è la gestione Bluetooth.
Il Linkifun MT23 utilizza Bluetooth 5.0, ma nella configurazione che ho provato la gestione di un solo collegamento audio alla volta introduce qualche limite, soprattutto quando vogliamo sfruttare il dispositivo in modalità completamente autonoma.
Qui la questione può sembrare complicata, quindi provo a renderla semplice.
Se utilizziamo Android Auto o Apple CarPlay, buona parte dell’ecosistema continua a ruotare intorno allo smartphone.
Possiamo quindi configurare telefono, interfono e Linkifun in modo abbastanza tradizionale e gestire chiamate e audio come siamo abituati a fare.
Il problema emerge quando vogliamo veramente eliminare lo smartphone dall’equazione principale.
A quel punto il Linkifun può collegarsi all’interfono per inviare audio e indicazioni, ma le chiamate continuano naturalmente ad arrivare sul telefono. Possiamo collegare anche lo smartphone all’interfono, se quest’ultimo supporta connessioni multiple, ma la gestione non è integrata sullo schermo nello stesso modo.
Se arriva una chiamata, ad esempio, non abbiamo necessariamente tutta l’informazione e il controllo che avremmo utilizzando CarPlay.
Non è la fine del mondo.
Personalmente durante la guida non ho questa necessità impellente di gestire telefonate dal display ogni trenta secondi.
Anzi, meno mi chiamano mentre sono in moto e più sereno sono.
Però rimane un limite tecnico.
Soprattutto perché l’MT23 vuole proporsi come sistema indipendente.
Una gestione Bluetooth più evoluta avrebbe completato meglio il concetto.
Anche questa è una di quelle cose che metterei sulla lista per una futura versione.
Android autonomo: promosso.
GPS autonomo: promosso.
SIM autonoma: promossa.
Audio e gestione simultanea dei dispositivi: qui possiamo migliorare.
Android Auto e CarPlay rimangono comunque un ottimo piano B
Fortunatamente se questa gestione vi crea problemi potete semplicemente utilizzare CarPlay o Android Auto.
Ed è il motivo per cui considero la flessibilità uno dei principali punti di forza dell’MT23.
Non dobbiamo utilizzare ogni singola funzione.
Possiamo configurarlo in base alle nostre priorità.
Volete indipendenza totale?
Android + SIM + GPS.
Volete la comodità classica del telefono?
Android Auto o Apple CarPlay.
Volete Android indipendente ma mantenere il telefono collegato all’interfono soltanto per le chiamate?
Si può fare.
Questa libertà di configurazione secondo me vale più di alcune funzioni spettacolari che poi magari non utilizziamo mai.
Come si comporta realmente su strada?
La domanda importante, alla fine, è sempre quella.
Perché qualsiasi dispositivo sul tavolo funziona benissimo.
Non ci sono buche.
Non ci sono vibrazioni.
Non c’è il sole.
Non indossiamo i guanti.
Non stiamo cercando di capire una svolta mentre contemporaneamente controlliamo il traffico.
Una prova da fermo può dirci se il software si apre velocemente.
La moto ci dice se il prodotto ha senso.
Durante il mio utilizzo su strada il Linkifun MT23 mi ha convinto soprattutto per tre motivi: GPS stabile, sistema Android realmente utilizzabile e possibilità di separare il navigatore dal telefono.
Una volta avviata la navigazione, il dispositivo fa esattamente quello che deve fare.
La mappa rimane leggibile.
La posizione viene aggiornata correttamente.
Le indicazioni possono essere inviate all’interfono.
Non mi sono trovato a combattere continuamente con disconnessioni.
Questo ultimo punto per me pesa moltissimo.
Un navigatore deve essere noioso.
Sì, avete letto bene.
Non deve attirare la nostra attenzione.
Se durante il viaggio continuiamo a pensare al navigatore significa che probabilmente qualcosa non sta funzionando.
Il dispositivo ideale lo impostiamo alla partenza e poi ce ne dimentichiamo finché non dobbiamo cambiare destinazione.
Da questo punto di vista l’MT23 si è comportato bene.
Le critiche che ho riguardano soprattutto i momenti in cui dobbiamo interagire con lui.
Le icone piccole.
I menu non sempre ottimizzati per i guanti.
La gestione dei collegamenti.
Il sistema di sgancio.
Sono difetti di esperienza utente, più che problemi nel funzionamento base.
E in un certo senso è un buon segnale.
Preferisco criticare un’icona troppo piccola piuttosto che raccontarvi che il GPS mi ha mandato dentro un campo.
Accensione: leggermente più lenta di un normale CarPlay, ed è normale
Essendo un vero dispositivo Android, il Linkifun MT23 richiede un tempo di avvio leggermente superiore rispetto a un CarPlay molto semplice.
Non è qualcosa che considero problematico.
Sta avviando un sistema operativo completo.
Non possiamo pretendere che sia operativo mezzo secondo dopo aver girato la chiave.
Durante la mia prova l’attesa è rimasta comunque ragionevole.
Accendo la moto.
Indosso i guanti.
Sistemo casco e interfono.
Nel frattempo il Linkifun completa l’avvio.
Nella pratica non mi sono trovato seduto davanti allo schermo a fissare il logo chiedendomi se avrei fatto prima a raggiungere la destinazione a piedi.
Quindi sì, è leggermente più lento.
No, non lo considero un vero contro.
È semplicemente la conseguenza della maggiore complessità del dispositivo.
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Aggiornamenti OTA: dettaglio importante per un prodotto Android
Il sistema supporta aggiornamenti OTA tramite Wi-Fi.
Questa è una funzione meno appariscente rispetto alle telecamere o alla SIM, ma secondo me molto importante.
Un prodotto basato su Android vive anche di software.
Bug, compatibilità, modifiche all’interfaccia e miglioramenti possono essere gestiti nel tempo soltanto se il produttore continua a distribuire aggiornamenti.
E proprio perché alcuni dei difetti che ho riscontrato riguardano l’interfaccia, spero che Linkifun sfrutti seriamente questa possibilità.
Le icone possono essere ingrandite.
Alcuni menu possono essere semplificati.
La schermata principale può essere ottimizzata.
Non serve necessariamente aspettare un MT24, MT25 o MT97 Turbo Racing Limited Edition.
Alcune cose potrebbero migliorare sul prodotto che abbiamo già.
Naturalmente la possibilità tecnica di aggiornare un dispositivo non garantisce automaticamente anni di supporto.
Quello dipende dal produttore.
Ma avere l’infrastruttura per farlo è sicuramente meglio che non averla.
Un dispositivo del genere ha senso anche se la moto ha già il navigatore?
Qui entriamo in un caso interessante.
Molte moto moderne hanno display TFT sempre più evoluti e alcune integrano direttamente funzioni di navigazione.
Serve ancora un dispositivo esterno?
Dipende da quello che fa la vostra moto.
Se il sistema originale vi permette già di vedere una mappa completa, gestire musica, navigazione e smartphone in modo soddisfacente, probabilmente il vantaggio di aggiungere un altro schermo si riduce.
Ma non sparisce necessariamente.
Le telecamere integrate, il TPMS aggiuntivo, Android completo e la possibilità di installare applicazioni potrebbero comunque interessarvi.
Io però non comprerei un Linkifun MT23 soltanto perché “ha tante funzioni”.
Lo comprerei se almeno una delle sue caratteristiche principali risolve un mio problema reale.
Voglio tenere il telefono fuori dalla navigazione?
Ha senso.
La mia moto non ha un buon sistema cartografico?
Ha senso.
Voglio dash cam anteriori e posteriori?
Ha senso.
Mi serve un TPMS?
Altro punto a favore.
Voglio semplicemente aggiungere uno schermo perché sul manubrio è rimasto uno spazio vuoto e la cosa mi provoca ansia?
Forse possiamo utilizzare quei soldi per la benzina.
Smartphone sul manubrio oppure Linkifun MT23?
Per anni la soluzione più semplice è stata mettere direttamente il telefono sulla moto.
Supporto, alimentazione USB e via.
Funziona ancora.
E costa meno se possediamo già lo smartphone.
Ma personalmente cerco sempre più di evitare questa soluzione sui viaggi lunghi.
Il telefono principale è troppo importante.
Dentro abbiamo praticamente tutta la nostra vita digitale.
Durante un viaggio ci serve per comunicare, prenotare, pagare, fotografare, gestire documenti e risolvere imprevisti.
Esporlo per ore a vibrazioni, caldo e pioggia non è la mia configurazione preferita.
Le vibrazioni, soprattutto su determinate moto e supporti, non sono neppure il massimo per i delicati sistemi di stabilizzazione ottica delle fotocamere degli smartphone moderni.
Poi c’è il calore.
Sole diretto.
Schermo acceso.
GPS.
Ricarica.
Connessione dati.
In una giornata estiva abbiamo praticamente costruito un piccolo forno ventilato sopra il manubrio.
Un dispositivo dedicato nasce per vivere lì.
E se si rompe, naturalmente mi dispiace.
Ma almeno non ho contemporaneamente perso telefono, macchina fotografica, portafoglio digitale e mezzo sistema organizzativo del viaggio.
Per questo considero prodotti come l’MT23 interessanti.
Non perché facciano qualcosa che uno smartphone non sa fare.
Lo smartphone sa fare quasi tutto.
Il vantaggio è non dover chiedere sempre tutto allo smartphone.
Linkifun MT23 contro un normale CarPlay da moto
Questa probabilmente sarà una delle domande principali.
Perché spendere di più per un dispositivo Android quando posso comprare un CarPlay molto più semplice?
Se utilizzate sempre il telefono e questa dipendenza non vi dà alcun fastidio, non c’è necessariamente motivo per farlo.
Un buon CarPlay wireless rimane una soluzione eccellente.
È semplice.
Si accende rapidamente.
L’interfaccia è progettata per essere utilizzata in movimento.
Richiede meno configurazione.
E spesso costa meno.
Il Linkifun MT23 diventa interessante quando vogliamo qualcosa in più rispetto al mirroring intelligente dello smartphone.
Android completo.
Applicazioni native.
GPS dedicato.
SIM.
Telecamere.
TPMS.
Memoria interna.
Registrazione.
Sono caratteristiche che spostano il prodotto in un’altra categoria.
Questo però significa anche più cavi.
Più configurazione.
Più software.
Più cose che potenzialmente richiedono attenzione.
Non esiste tecnologia gratis dal punto di vista della complessità.
Ogni funzione che aggiungiamo porta con sé qualcosa da installare o configurare.
Ed è proprio per questo che non direi mai che l’MT23 è automaticamente migliore per tutti.
Per chi vuole accendere la moto e vedere semplicemente CarPlay nel modo più immediato possibile, potrebbe addirittura essere eccessivo.
Per chi viaggia e vuole un vero hub indipendente, invece, inizia ad avere molto senso.
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E rispetto a un Garmin o TomTom da moto?
Altro confronto inevitabile.
Un navigatore tradizionale dedicato parte da una filosofia diversa.
Garmin e TomTom costruiscono prodotti nati principalmente per navigare. L’interfaccia, la gestione dei percorsi e l’intero ecosistema sono quindi sviluppati intorno a quella funzione.
Il Linkifun è più simile a un tablet Android specializzato per la moto.
Qual è meglio?
Dipende ancora una volta dalle priorità.
Se la vostra necessità principale è una navigazione dedicata, robusta, con ecosistema costruito specificamente intorno ai percorsi, un navigatore tradizionale mantiene i suoi vantaggi.
Se invece volete Google Maps, Waze, applicazioni Android, streaming, CarPlay, Android Auto, telecamere e TPMS nello stesso dispositivo, il Linkifun offre una flessibilità che un GPS classico difficilmente può replicare nello stesso modo.
Sono approcci diversi.
Personalmente trovo molto interessante l’idea del dispositivo Android proprio perché non mi obbliga a scegliere un solo ecosistema di navigazione.
Oggi uso Maps.
Domani installo un’altra applicazione.
Tra un anno esce un software nuovo.
Se gira su Android, potenzialmente posso utilizzarlo.
Questa libertà ha un valore.
Il Linkifun MT23 per chi viaggia in moto
È probabilmente il tipo di motociclista che vedo più adatto a questo prodotto.
Chi utilizza la moto soltanto per il giro domenicale di cento chilometri potrebbe non sfruttare metà delle funzioni disponibili.
Chi viaggia per più giorni, invece, inizia rapidamente a vedere i vantaggi.
Avere una navigazione indipendente.
Poter scaricare mappe offline.
Avere una connessione dati dedicata.
Monitorare le gomme.
Registrare continuamente davanti e dietro.
Ascoltare musica senza impegnare continuamente il telefono.
Sono tutte funzioni che durante una giornata breve sembrano dettagli.
Moltiplicate per una settimana diventano comfort.
Io sono particolarmente sensibile alla questione telefono proprio perché durante i viaggi lo utilizzo per moltissime altre cose.
Se a fine giornata arrivo con più batteria disponibile, sono contento.
Se posso tenerlo protetto nella giacca invece che esposto al sole, ancora meglio.
Se in caso di problema al telefono continuo comunque ad avere navigazione e mappe sulla moto, abbiamo anche creato un minimo di ridondanza.
Non è indispensabile.
Ma quando si viaggia, la ridondanza non mi dispiace affatto.
E per l’uso quotidiano?
Anche qui può avere senso, ma cambia il ragionamento.
Nel tragitto casa-lavoro difficilmente mi interessa avere venti applicazioni o una SIM indipendente.
Voglio traffico.
Navigazione.
Musica.
Stop.
In questo scenario probabilmente utilizzerei più spesso Android Auto.
L’MT23 funziona comunque molto bene, ma alcune delle caratteristiche che ne giustificano la maggiore complessità rimangono inutilizzate.
Quindi se il vostro utilizzo è esclusivamente urbano, farei bene i conti.
Se invece usate la stessa moto in città durante la settimana e per viaggiare nel weekend, allora avere entrambe le modalità diventa molto comodo.
Android Auto dal lunedì al venerdì.
Sistema autonomo quando partiamo.
Un solo dispositivo copre entrambi gli scenari.
Prezzo del Linkifun MT23: vale quello che costa?
Nel momento in cui ho realizzato la mia prova, il prezzo del Linkifun MT23 nella configurazione che stavo utilizzando si aggirava intorno ai 259 euro, spedizione compresa. Linkifun mi aveva inoltre fornito un codice promozionale dedicato che permetteva di ottenere una riduzione intorno al 22%, portando il costo vicino alla soglia dei 200 euro.
Prezzi, configurazioni e promozioni online cambiano però continuamente, quindi considerate questi numeri come riferimento relativo al momento della recensione e controllate sempre il prezzo effettivo disponibile quando leggete questo articolo.
La domanda rimane comunque: intorno ai 200-250 euro è caro?
Se lo confrontiamo con un CarPlay basilare da moto, sì.
Possiamo spendere meno.
Se però sommiamo quello che integra, il discorso cambia.
Abbiamo display.
Android completo.
GPS esterno.
Connettività dati.
CarPlay.
Android Auto.
Due dash cam.
TPMS.
Supporto.
Memoria espandibile.
Telecomando.
A quel punto non stiamo più confrontando prodotti equivalenti.
Non giudicherei quindi il prezzo semplicemente guardando quanti euro costa rispetto allo schermo economico trovato online.
La domanda corretta è: utilizzerò veramente le funzioni aggiuntive?
Se la risposta è no, comprate qualcosa di più semplice.
Davvero.
Non esiste alcun premio per il motociclista con il maggior numero di specifiche tecniche installate sul manubrio.
Se invece volete proprio un dispositivo indipendente e avreste comunque acquistato GPS, TPMS e dash cam, l’MT23 diventa economicamente molto più interessante.
I pro del Linkifun MT23 secondo me
Potrei fare la solita lista con dieci pallini verdi, ma preferisco riassumere ciò che mi è rimasto davvero dopo averlo usato.
Il primo grande vantaggio è chiaramente Android 14 integrato.
Non perché mi interessi il numerino della versione, ma perché trasforma effettivamente il dispositivo in qualcosa di autonomo. Posso installare applicazioni. Posso navigare. Posso collegarmi a Internet. Posso fare tutto questo senza chiedere al telefono di lavorare continuamente.
Il secondo elemento è il GPS dedicato.
Se l’obiettivo è essere indipendenti dallo smartphone, deve funzionare bene. Durante la mia prova lo ha fatto.
Terzo punto: la quantità di funzioni integrate.
Telecamere e TPMS non sembrano aggiunte messe lì soltanto per riempire una scheda Amazon. Sono funzioni che possono realmente tornare utili.
Quarto: la flessibilità.
Non vogliamo Android?
Usiamo CarPlay.
Non vogliamo CarPlay?
Usiamo Android.
Non abbiamo una SIM?
Hotspot del telefono.
Non vogliamo usare Internet?
Mappe offline.
È difficile ritrovarsi completamente bloccati dentro un singolo modo di utilizzare il prodotto.
E infine le dimensioni.
Sei pollici per me rimangono un ottimo compromesso tra leggibilità e trasportabilità.
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I difetti: e qui Linkifun secondo me deve intervenire
Il primo è l’interfaccia.
Le icone devono diventare più grandi.
Su uno smartphone andrebbero bene.
Su una moto con i guanti no.
È un dispositivo destinato specificamente alle due ruote e il software dovrebbe ricordarselo in ogni schermata.
Il secondo è lo sgancio.
Il supporto magnetico mi piace molto, ma voglio una vera dock.
Non voglio scollegare alimentazione, GPS e telecamere ogni volta.
Lasciatemi tutti i cablaggi sulla moto e datemi un unico sistema di contatti integrato.
Il terzo riguarda il Bluetooth.
Una gestione più completa di connessioni e audio renderebbe molto più coerente la modalità completamente autonoma.
Il quarto, meno grave, sono gli 800 nit.
Funzionano.
Lo schermo rimane utilizzabile.
Ma su una futura versione vorrei più luminosità.
È uno di quei casi in cui il dispositivo è abbastanza buono da farti desiderare di correggere quattro cose anziché buttarlo completamente e ricominciare da zero.
E secondo me è una distinzione significativa.
C’è anche una cosa che manca: il rilevamento laterale
Con due telecamere già installate, una funzione che mi sarebbe piaciuto vedere è un sistema di blind spot monitoring, quindi un avviso relativo alla presenza di veicoli nelle zone laterali/posteriori.
Non è presente sulla configurazione che ho testato.
E secondo me sarebbe stata una bella aggiunta.
Naturalmente realizzarlo bene richiede hardware e software dedicati. Non basta prendere il flusso della telecamera e disegnare una freccina rossa sperando che funzioni.
Su una moto un falso allarme continuo diventerebbe più fastidioso che utile.
Però, guardando la quantità di funzioni già integrate nell’MT23, è una delle evoluzioni che vedrei con più interesse su una generazione successiva.
La vera domanda: dopo averlo provato, continuerei a usarlo?
Sì.
E probabilmente è questa la risposta più importante di tutta la recensione.
Perché possiamo trascorrere diecimila parole a discutere di processori, GPS, nit, RAM e Bluetooth, ma alla fine un accessorio da moto deve superare un test molto più semplice.
Quando la recensione è finita e nessuno vi obbliga più a provarlo, rimane montato sulla moto oppure torna nella scatola?
Il Linkifun MT23 è uno di quei prodotti che terrei.
Non perché sia perfetto.
Non lo è.
Le icone mi infastidiscono.
Il sistema di sgancio potrebbe essere progettato decisamente meglio.
Il Bluetooth potrebbe offrire maggiore flessibilità.
Vorrei uno schermo ancora più luminoso.
Ma il vantaggio di avere Android direttamente sulla moto, separando finalmente navigazione e telefono, per il mio utilizzo è concreto.
E questa è la caratteristica che pesa di più.
A chi consiglio il Linkifun MT23
Lo vedo particolarmente adatto a chi fa turismo in moto e vuole ridurre la dipendenza dallo smartphone.
Se affrontate spesso viaggi lunghi, utilizzate applicazioni di navigazione diverse, volete registrare il traffico davanti e dietro e magari la vostra moto non integra già un TPMS, l’MT23 concentra parecchie funzioni dentro un unico dispositivo.
Lo vedo bene anche per chi non vuole assolutamente mettere il proprio smartphone sul manubrio.
Se avete appena comprato un telefono costoso e l’idea di lasciarlo vibrare per cinque ore sopra una staffa vi provoca dolore fisico, vi capisco.
Lo vedo meno necessario per chi cerca soltanto Android Auto o Apple CarPlay.
In quel caso esistono prodotti più semplici.
Costano meno.
Richiedono meno cablaggi.
Fanno esattamente quello che vi serve.
E va benissimo così.
Comprare l’MT23 per utilizzare esclusivamente CarPlay significherebbe lasciare sul tavolo buona parte di quello che state pagando.
A chi invece NON lo consiglierei
Se odiate configurare dispositivi, probabilmente non è il prodotto ideale.
Un sistema Android completo richiede inevitabilmente un minimo di impostazione iniziale.
Account Google.
Wi-Fi.
SIM eventualmente.
Applicazioni.
Bluetooth.
GPS.
TPMS.
Telecamere.
Non è complicatissimo, ma non è neppure il classico oggetto che attacchiamo alla batteria e dimentichiamo dopo quindici secondi.
Non lo consiglierei neppure a chi cambia moto molto frequentemente e non vuole assolutamente gestire cablaggi permanenti.
Due telecamere, alimentazione e antenna GPS significano cavi da installare bene.
Se fate un lavoro pulito, una volta montato tutto il problema sparisce.
Ma la prima installazione richiede inevitabilmente un po’ di attenzione.
Infine non lo comprerei se avessi già sulla moto un ecosistema completo che soddisfa perfettamente le mie esigenze.
Aggiungere tecnologia soltanto perché possiamo farlo non significa necessariamente migliorare la moto.
A volte significa soltanto avere un altro cavo da nascondere.
Linkifun MT23: recensione finale dopo la prova
Arrivato alla fine del test, il giudizio che mi sono fatto sul Linkifun MT23 è abbastanza chiaro.
La cosa più interessante non sono le telecamere.
Non è il TPMS.
Non è neppure CarPlay.
È Android.
Avere un vero sistema operativo installato sul dispositivo cambia completamente il concetto rispetto ai normali schermi da moto.
Posso utilizzare Google Maps senza telefono.
Posso installare applicazioni.
Posso inserire una SIM e renderlo indipendente.
Posso utilizzare il suo GPS.
Posso lasciare il telefono in tasca e arrivare a destinazione senza avergli chiesto di fare da navigatore, hotspot, sorgente musicale e centrale operativa per sei ore consecutive.
Per me questo è il vero valore del Linkifun MT23.
La cosa quasi paradossale è che proprio questa maggiore capacità mette ancora più in evidenza i difetti dell’interfaccia.
Perché l’hardware permette di fare tante cose, ma alcune schermate non sembrano ancora progettate fino in fondo pensando a un motociclista con i guanti.
E quindi mi ritrovo davanti a un dispositivo molto evoluto che ogni tanto mi costringe a togliere un guanto per premere un’icona.
Capite l’ironia.
Per questo vorrei vedere Linkifun lavorare soprattutto sul software e sulla dock.
Sono due modifiche che potrebbero trasformare un prodotto che considero già molto interessante in qualcosa di veramente difficile da criticare.
Ad oggi lo consiglierei?
Se cercate specificamente un sistema Android autonomo da moto, sì, lo prenderei seriamente in considerazione.
Se volete soltanto CarPlay, invece, valuterei anche prodotti più semplici.
È sempre lo stesso discorso.
Il prodotto migliore non è quello con la scheda tecnica più lunga.
È quello di cui utilizziamo realmente le caratteristiche.
Nel mio caso l’indipendenza dal telefono è una caratteristica che sfrutterei.
Ed è il motivo per cui, nonostante i difetti, il Linkifun MT23 mi è piaciuto.
Domande frequenti sul Linkifun MT23
Il Linkifun MT23 funziona veramente senza smartphone?
Sì, ed è proprio la caratteristica che lo distingue maggiormente da un normale CarPlay per moto. Il Linkifun MT23 utilizza Android 14 direttamente sul dispositivo, dispone di GPS dedicato e può accedere a Internet tramite una propria connessione dati. Questo significa che applicazioni come Google Maps possono funzionare direttamente sull’MT23 senza utilizzare il telefono per la navigazione. Naturalmente per le funzioni online serve comunque una connessione Internet, che può arrivare da una SIM installata sul dispositivo, da una rete Wi-Fi o eventualmente dall’hotspot del telefono. Utilizzando una SIM dedicata, però, lo smartphone può rimanere completamente fuori dalla navigazione.
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Posso installare Google Maps, Waze e altre app sul Linkifun MT23?
Sì. Il dispositivo dispone di Google Play Store e permette quindi di installare applicazioni Android compatibili direttamente nella memoria interna. Durante la mia prova ho utilizzato Google Maps nativamente e il funzionamento è stato quello di un normale dispositivo Android. È proprio questo uno dei vantaggi principali dell’MT23: non siamo limitati esclusivamente alle applicazioni disponibili tramite Android Auto o Apple CarPlay. Naturalmente consiglio di installare soltanto le app realmente utili durante la guida, evitando di trasformare il dispositivo in un tablet pieno di software che non useremo mai.
Posso usare comunque Android Auto e Apple CarPlay?
Assolutamente sì. Android integrato non sostituisce obbligatoriamente CarPlay e Android Auto, ma si aggiunge a questi sistemi. Se volete utilizzare l’MT23 come un normale CarPlay da moto, potete collegare lo smartphone in modalità wireless e utilizzare l’interfaccia a cui siete abituati. Personalmente preferisco sfruttare Android direttamente sul Linkifun perché considero l’indipendenza dal telefono il principale motivo per scegliere questo modello, ma avere entrambe le opzioni è estremamente comodo.
Il display del Linkifun MT23 si vede sotto il sole?
Il display raggiunge una luminosità dichiarata di 800 nit. Nella mia prova è rimasto leggibile anche sotto la luce diretta del sole e dal vivo la situazione appare migliore di quanto spesso riesca a rendere una videocamera durante le riprese. Detto questo, 800 nit rappresentano per me uno dei punti migliorabili. Mi sarebbe piaciuta una luminosità superiore per avere più margine nelle condizioni più difficili. Non considero lo schermo inutilizzabile al sole, assolutamente, ma su un’eventuale evoluzione del prodotto vorrei vedere 1.000 nit o più.
Il Linkifun MT23 può essere utilizzato con i guanti?
Il touchscreen funziona con guanti compatibili, ma il problema principale che ho riscontrato non è la sensibilità del pannello. Sono le dimensioni di alcune icone. Diversi elementi dell’interfaccia risultano piccoli e con un guanto da moto può essere difficile centrarli rapidamente. È uno dei feedback che ho segnalato direttamente all’azienda. Una vera modalità moto, con pulsanti più grandi e un’interfaccia semplificata, migliorerebbe parecchio l’esperienza.
Le telecamere del Linkifun MT23 registrano davanti e dietro?
Sì. Il sistema che ho provato comprende due telecamere AHD 1080P, una anteriore e una posteriore, che possono registrare sulla scheda di memoria. Non vanno considerate come sostitute di una action cam dedicata per realizzare video, ma come dash cam. Per questo utilizzo la qualità mi è sembrata adeguata e nelle condizioni corrette permette anche di distinguere le targhe dei veicoli.
Il Linkifun MT23 controlla la pressione delle gomme?
Sì, attraverso sensori TPMS dedicati. La configurazione da moto utilizza normalmente due sensori, uno per pneumatico, e permette di visualizzare pressione e temperatura direttamente dal dispositivo. È possibile scegliere le unità di misura, ad esempio bar oppure PSI. Per chi possiede una moto senza TPMS originale è una funzione molto comoda.
Il Linkifun MT23 resiste alla pioggia?
L’unità principale e le telecamere sono dichiarate IP67, quindi sono progettate per essere utilizzate all’esterno e resistere normalmente alla pioggia. Ed è una caratteristica che considero indispensabile su qualsiasi dispositivo destinato a rimanere montato su una moto.
Posso togliere facilmente il Linkifun MT23 quando parcheggio?
Esiste una configurazione con supporto magnetico a sgancio rapido ed è quella che personalmente preferisco, ma c’è un aspetto da considerare. Lo schermo può essere rimosso rapidamente dal supporto, mentre i collegamenti di alimentazione, GPS e telecamere devono comunque essere gestiti. È uno dei punti che secondo me Linkifun dovrebbe migliorare introducendo una dock con tutti i cablaggi fissi sulla moto e contatti integrati nello sgancio.
Serve una SIM per utilizzare il Linkifun MT23?
No. Il dispositivo può collegarsi a Internet anche tramite Wi-Fi o hotspot dello smartphone. La SIM diventa utile se vogliamo sfruttare realmente l’MT23 come sistema autonomo, senza dipendere dal telefono per la connessione dati. Se utilizzate principalmente mappe offline, inoltre, potete ridurre notevolmente la necessità di essere sempre connessi.
Posso ricevere telefonate direttamente dal Linkifun?
Utilizzando Android Auto o Apple CarPlay la gestione delle chiamate rimane legata all’ecosistema dello smartphone e funziona nel modo tradizionale. Quando invece utilizziamo il Linkifun come sistema completamente autonomo, la gestione Bluetooth e delle chiamate è uno degli aspetti che ho trovato meno flessibili. Personalmente collegherei il telefono direttamente all’interfono per le telefonate e utilizzerei il Linkifun per navigazione e contenuti audio.
Linkifun MT23 oppure CarPlay tradizionale?
Dipende da quello che cercate. Se volete soltanto visualizzare Android Auto o Apple CarPlay sulla moto, un dispositivo tradizionale più semplice può essere sufficiente e farvi risparmiare. Se invece volete Android completo, applicazioni native, GPS autonomo, SIM dati, telecamere e TPMS, il Linkifun MT23 offre molto di più. Il punto non è stabilire quale dei due sistemi sia universalmente migliore. Dovete capire quali funzioni utilizzerete realmente.
Linkifun MT23 oppure smartphone sul manubrio?
Lo smartphone rimane sicuramente la soluzione più semplice perché possediamo già tutto quello che ci serve per navigare. Personalmente, però, nei viaggi lunghi preferisco un dispositivo dedicato. Evito di esporre il telefono a sole, pioggia e vibrazioni, riduco il consumo della sua batteria e mantengo separata una funzione fondamentale come la navigazione. È uno dei motivi principali per cui prodotti come l’MT23 hanno senso nel mio utilizzo.
Quanto costa il Linkifun MT23?
Quando ho effettuato la recensione, la configurazione che stavo provando si trovava intorno ai 259 euro prima dell’applicazione del codice promozionale che mi era stato fornito. Con lo sconto il prezzo si avvicinava ai 200 euro. Le promozioni cambiano frequentemente, quindi il consiglio è verificare sempre il prezzo aggiornato e la configurazione inclusa al momento dell’acquisto anziché basarsi esclusivamente sulla cifra riportata nella recensione.
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Un vero computer di bordo per la moto, ma non è ancora perfetto
Dopo aver utilizzato il Linkifun MT23, la sensazione è che questa categoria di dispositivi stia iniziando a diventare molto più interessante dei semplici schermi CarPlay che abbiamo visto negli ultimi anni.
Non perché CarPlay sia diventato improvvisamente inutile.
Anzi.
CarPlay e Android Auto rimangono probabilmente la soluzione più semplice per tantissimi motociclisti.
Ma qui abbiamo qualcosa di diverso.
Il Linkifun MT23 può vivere anche senza il telefono.
Ed è quella piccola parola, “anche”, che cambia tutto.
Possiamo continuare a usare Android Auto quando ci conviene.
Possiamo continuare a usare CarPlay.
Ma se domani partiamo per un viaggio e vogliamo lasciare lo smartphone protetto nella giacca, possiamo farlo.
Il Linkifun ha GPS.
Ha Android.
Ha le app.
Può avere Internet.
Registra davanti e dietro.
Controlla le gomme.
E soprattutto evita che il nostro telefono debba essere il centro dell’universo motociclistico per tutta la giornata.
Ci sono cose da migliorare?
Assolutamente sì.
Voglio icone più grandi.
Voglio una vera dock.
Voglio una gestione Bluetooth più completa.
E se mi regalate anche qualche centinaio di nit in più sul prossimo display non mi offendo.
Ma il cuore del prodotto funziona.
E questo, alla fine, è quello che conta.
Non siamo davanti al gadget perfetto che cambierà per sempre la storia dell’umanità e probabilmente non riceverà il Nobel per la pace.
È semplicemente un accessorio per moto molto completo che ha avuto un’idea interessante: invece di utilizzare il telefono per fare tutto, perché non mettere direttamente sulla moto il dispositivo che ci serve?
Dopo averlo provato, la risposta che mi sono dato è abbastanza semplice.
Sì.
In molti casi ha perfettamente senso.
Poi, come sempre, dipende da voi.
Dal tipo di moto.
Da quanto viaggiate.
Da quanto utilizzate la navigazione.
Da quanto vi interessa avere telecamere e TPMS.
E soprattutto da quanto siete stanchi di arrivare a metà giornata con lo smartphone bollente e la batteria che implora pietà.
Io, considerando il mio modo di utilizzare la moto, l’idea di avere un piccolo computer di bordo indipendente la trovo veramente comoda.
Il Linkifun MT23 non è perfetto.
Ma è uno di quei prodotti che, invece di farmi pensare “questa cosa non serve”, mi ha fatto pensare:
“Ok. Adesso sistematemi quelle quattro cose che mi danno fastidio, perché il concetto è quello giusto”.
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